18 Ottobre 2013

La guerra non ferma la vendemmia

La tragedia della guerra in un Paese come la Siria non riesce a fermare la cultura millenaria della viticoltura, nonostante in un paese il vino non sia considerato la bevanda principale.

Karim Saadé, proprietario della tenuta di Château Bargylus, che produce seicentomila bottiglie all’anno e conosciuta a livello internazionale, non si è dato per vinto e tra mille difficoltà continua a fare il mestiere di vignaiolo. Il suo enologo, il francese Stéphane Derenoncourt, attende in Libano le uve da analizzare per decidere i tempi della vendemmia. E così il vignaiolo organizza con taxi “climatizzati” tramite contenitori di ghiaccio il trasporto dei preziosi grappoli.

Fino ad ora la fortuna è stata dalla parte di questa azienda che non ha subito attacchi militari. La situazione resta però pesantissima in tutta la regione, ma nonostante ciò tutti lavoratori dell’azienda sono rimasti a fianco del proprietario. Cosa non da poco in un paese che sta vedendo un terzo della popolazione lasciare le proprie terre.

È una storia di speranza che arriva da una terra martoriata da una terribile guerra civile.

È una storia di legami, quelli che in tutto il mondo, in paesi tranquilli, come in paesi travagliati, si creano tra i vignaioli e le proprie vigne.

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