22 Novembre 2018

Il Re del Sangiovese, sua maestà il Brunello di Montalcino

Il re del Sangiovese nasce a Montalcino, dove si è sempre chiamato Brunello. La zona era famosa fin dall’antichità per la dolcezza del Moscadello di Montalcino.
Le vigne che circondano Montalcino hanno sempre prodotto vino rosso, tuttavia è solo nel 1800, grazie al farmacista Clemente Santi, che nacque il Brunello. Clemente fu il primo a vinificare in purezza il Sangiovese Grosso. Si era convinto che il suolo di Montalcino fosse particolarmente vocato alla produzione di vini strutturati e di grande eleganza, che avrebbero potuto sfidare decenni di invecchiamento.
Dopo la metà dell’800 i vini di Clemente Santi cominciarono a venir conosciuti e apprezzati oltre l’ambito nazionale: venne così creata la denominazione Brunello di Montalcino per proteggerne e disciplinarne la produzione. Soltanto negli anni ’90 del ‘900, però, grazie anche a rilevanti investimenti da parte di alcune famiglie americane, si verificò il boom.

Il Brunello di Montalcino viene prodotto con il Sangiovese, nello specifico viene usato il clone locale Sangiovese Grosso, così chiamato a causa dello spessore della buccia. La macerazione delle bucce è solitamente lunga, 20-30 giorni, per estrarre tannini, colore e polifenoli, poi definiti ed affinati dalle botti di rovere, dove il vino riposa per almeno 5 anni.
Il bouquet del Brunello è estremamente complesso: frutti rossi sotto spirito, tè, caffè, terra, funghi, note eteree e balsamiche, viole, felce, grafite. In bocca è strutturato, caldo, elegante e fresco, di grande equilibrio.
Il microclima di Montalcino prende calore dal mare ed è protetto a Sud dal Monte Amiata. La ricetta per il Brunello prevede basse rese per ceppo, cernita delle uve migliori e un lungo affinamento.

Vino per chi sa aspettare, con gli anni il Brunello sviluppa tutto il suo potenziale: tannini e acidità si rifiniscono, si arrotondano e infine si mescolano per creare un magico intreccio di sentori.

Condotti per mano da Marzio Berrugi abbiamo, è il caso di dirlo, degustato:

Brunello di Montalcino 2011, Azienda Agricola Poggiarellino: Colore granato, pochi riflessi di vecchiaia sull’unghia; limpido, trasparente, intenso; buona quota di alcool ed estratto, sapidità e volume. Naso: intenso, fine, schietto, con un legno perfettamente fuso, china, frutta, mineralità. Cioccolato, marasca in confettura. Complesso. In bocca: morbido, avvolgente, acido, strutturato, caldo ma morbido, fresco. Tannino fine, astringente e non allappante. Sapido e saporito. Equilibrato. Sapiente fusione di componenti dure e morbide. Bella rotondità data dal legno grosso. Ciliegia e fragola. Bocca totalizzante, con un grande senso di pienezza.


Brunello di Montalcino 2011, Le Ragnaie: Colore rosso granato con unghia che tende a scivolare ma restia sul granato. Denso. Naso intenso, schietto, fine; si avvertono sentori di china, leggera mentolatura, pepe, spezie, legno gradevole e secco. Piacevole terrosità e sottobosco, marasca completano un bell’impasto olfattivo. In bocca acidità e sufficiente morbidezza, tannino ben amalgamato con le parti morbide. Retrogusto amarognolo, tabacco.


Brunello di Montalcino 2011 Vigna Soccorso Riserva, Tiezzi: Colore granato con qualche nota aranciata, limpido, trasparente. Bella densità. Naso vegetale con china, menta, legno, pepe, marasca, bellissimi terziari, rosa, foglie di geranio. Minerale. Sentori di legni aromatici secchi, odorosi. Bocca: ciliegia e ribes nero. Morbido, secco, buona acidità, precisa sensazione tannica, bella sapidità, ricco, rotondo, morbido e spesso, con un tabacco presente e declinato.


Brunello di Montalcino 2011 Vigna Spuntali, Val di Suga: Colore granato con poche sfumature aranciate. Denso, intenso, schietto, fine. Naso: ipotesi di tabacco ma delicata, non invadente; un filo di ciliegia, boisé, minerale. Brunello soleggiato. Fieno, erba essiccata. Bocca: bel centro bocca, vellutato, alcolico, finale leggermente duro, tabacco da sigaro toscano, alcol percettibile, cioccolato al latte. Persistente.

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